Massimo, italiano in carcere ad Abu Dhabi: “Mi torturano, testicoli diventati come arance” – IL VIDEO – Caffeina


Massimo, italiano in carcere ad Abu Dhabi: “Mi torturano, testicoli diventati come arance”


Picchiato e torturato, con la milza gonfia e i testicoli ingrossati per le scosse elettriche a cui è stato sottoposto: Massimo Sacco è un cittadino italiano in carcere ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dal marzo dell’anno scorso, accusato di traffico internazionale di stupefacenti (accusa che respinge con forza). È affetto da microcitemia, un’anomalia a carico dei globuli rossi, e ancora in attesa di giudizio. 53 anni, di Roma, si è trasferito negli Emirati Arabi nel 2013 insieme alla compagna Monia Moscatelli, e lì ha aperto una società di consulting di ristrutturazioni con appalti milionari, ha spiegato lui stesso.

Ma tutto è precipitato la sera del 5 marzo del 2018, quando è stato arrestato dopo una festa al Barasti di Dubai. Proprio la sua compagna, Monia, ha contattato Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, conduttori de “I Lunatici” su Rai Radio2 per parlare di questo caso e gli ha consegnato la registrazione di una drammatica telefonata che Sacco ha fatto dalla prigione, chiedendole di passare il messaggio al suo avvocato. Continua dopo la foto

“Io sto morendo. Chiama in radio. Cerca di smuovere qualcosa. Mi hanno portato in ospedale, sei la luce mia, ascoltami bene, gira questo messaggio all’avvocato, mi hanno preso a botte fino ad ora”. Massimo Sacco denuncia di essere stato “sottoposto a torture di ogni tipo, mi hanno estorto la confessione tra botte e ricatti”. Alla compagna l’uomo ha raccontato: “Il mio stato di salute è giunto ormai al collasso, ho perso 13 chili in 15 giorni, sono stato sottoposto a un esame del sangue che dimostra la presenza di una devastante microcitemia. Il direttore del carcere gioca da tre mesi con la mia vita, sono stato sottoposto ad una ecografia alla milza che sta assumendo delle dimensioni spropositate”. Continua dopo la foto

Poi Massimo Sacco continua: “Rischio che a breve la mia malattia si trasformi in una leucemia. La situazione è diventata drammatica e solo adesso stanno cercando di metterci una toppa. Vorrebbero curarmi dandomi del ferro, ma questo equivarrebbe a condannarmi a morte. I dottori degli Emirati Arabi non sanno neanche cosa sia la microcitemia, che pur essendo una grave forma di anemia non va in nessun modo curata con il ferro. Non ho più parole”. Continua dopo la foto

E ancora Massimo Sacco: “Dopo aver rifiutato di prendere farmaci che mi avrebbero fatto morire sono stato sottoposto a torture atroci da parte delle guardie carcerarie, riportando contusioni in tutto in corpo, incrinazione di tre costole, scosse elettriche ai genitali. A seguito delle scosse elettriche ricevute ai genitali il testicolo sinistro ha assunto le dimensioni di un’arancia, mi procura un dolore atroce e mi impedisce di camminare. Io spero di poter tornare quanto prima in Italia, sempre che non muoia in carcere”.

Massimo Sacco, nel dettare il messaggio al proprio legale tramite la compagna, ricostruisce la propria storia: “Al momento dell’arresto ero titolare unico di una società di ristrutturazione negli Emirati con appalti milionari. Dopo il mio arresto, con accusa di traffico internazionale di stupefacenti, per 10 grammi di cocaina, senza nessuna prova oggettiva, hanno fatto di tutto per farmi confessare. Ho subito ricatti e botte atroci”. Sacco denuncia nella telefonata violenze subite dalla partner: “Hanno costretto anche la mia compagna, del tutto estranea alla vicenda, a spogliarsi nuda davanti a 10 agenti, tutti uomini, l’hanno costretta ad andare con loro in carcere per una intera notte, il tutto per estorcere a me una falsa dichiarazione, per farmi dire in cambio del suo immediato rilascio che quella droga l’avevo presa in Italia”. L’imprenditore italiano prima di salutare la compagna lancia un ultimo disperato appello: “Chiama in radio, cerca di smuovere qualcosa. Io sto morendo. Io ci muoio qui. Ho i giorni contati, ho i giorni contati. Ti amo da morire, prova a salvare la mia vita. Vengo a casa lungo. Aiutami”.

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