Adotta un bambino che nessuno voleva. 28 anni dopo viene devastata da una terribile notizia…


Quando si dice l’istinto. L’istinto di una mamma che, anni fa, appena vide quel bambino di colore aveva capito subito che quello era il ‘suo’ bambino pur non essendo suo figlio naturale. Le era bastato guardarlo negli occhi e stringere la sua manina. Per questo motivo, subito dopo averlo incontrato, voleva adottarlo. “Quando vidi Jordan – racconta Ingeborg McIntosh – e gli presi la piccola mano, pur non essendo mio figlio mi aveva trasmesso qualcosa di diverso da tutti gli altri, come se lo conoscessi già, ma le parole non rendono bene le mie emozioni di quel momento. Inizialmente la madre biologica era contraria a che lo prendessi io, sosteneva che sarebbe stato meglio in una famiglia della sua stessa etnia. Ma passato parecchio tempo, vedendo che non riusciva a trovare genitori che lo volessero, mi ricontattò lei per chiedermi di farlo. Inutile dirvi che gioia quella telefonata e, non appena lo presi in braccio, sentii come fosse sempre stato mio figlio”. Era destino, evidentemente. Quel bambino che non voleva nessuno, alla fine, è andato a vivere ed è cresciuto a casa della signora McIntosh. (Continua dopo la foto)

Succedeva molti anni fa e Jordan, col passare del tempo, è cresciuto con tutto l’affetto del mondo: “Gli ho dato tutto ciò che una madre potesse dargli – prosegue nel racconto la signora Ingeborg – non facendogli mancare nulla e con tutto l’amore possibile che si possa provare per un figlio, senza che gli mancasse mai niente”. Fino a qui solo una bella storia a lieto fine: un bambino adottato che, per fortuna, riesce a trovare presto una famiglia disposta a crescerlo e ad amarlo incondizionatamente. Ma la storia non è finita qui. Dopo circa 20 anni da quell’adozione che sulle prime era stata complicata, la mamma adottiva di Jordan riceve una brutta notizia. (Continua dopo le foto)

“Purtroppo mi fu diagnosticata una grave malattia policistica renale e, convocata in ospedale, mi dissero che avrei avuto bisogno di un trapianto di rene – continua la donna – Dopo poco, però, sono stata richiamata perché la pratica di donazione era stata conclusa: avevano trovato un donatore disponibile. Incuriosita da tanta velocità mi informai. Il donatore era Jordan… “. Sì, proprio quel figlio che ormai era come se fosse sempre stato il suo. “Mi disse che era il minimo che poteva fare per me, per tutto ciò che avevo fatto è dato nella sua crescita e che sperava di poter fare molto di più vedendomi invecchiare”. “Provai a dissuaderlo ma senza esiti positivi. Era convinto di ciò che voleva fare e non mi ha permesso di fargli cambiare idea. Sono sempre più felice di aver fatto la scelta giusta – conclude – è una conferma che quelle sensazioni non erano sbagliate!”.

 

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